martedì 9 aprile 2019

L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ENRICA


L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ENRICA

Sono passati esattamente tre anni da quella prima pillola, il 4 Marzo del 2016.
Due anni, invece, dall'intervento al seno, l’11 Marzo: lo ricordo perché era il giorno del compleanno di mia sorella, e abbiamo festeggiato tutti insieme nella mia stanza della clinica privata.
Una quantità infinita di analisi, di email, di lettere, di storie, di post sul blog, di emozioni, un tempo infinito che è passato in un battito d’ali di farfalla. 
Sarà che Marzo è il mese della Primavera, della rinascita, ma mi sembra sia un mese che mi porta fortuna.

Sono cambiata, e tanto: è cambiato il mio corpo, è cambiata la mia mente, è cambiato il mio atteggiamento. E quando qualcuno mi dice “Sei cambiata” io dico “Per fortuna!”, perché se a trent'anni fossi ancora quella di dieci anni fa vorrebbe dire che nelle vita non ho imparato nulla, e che tutto quello che ho vissuto finora non sarebbe valso a niente.
Sono cambiata, anzi, sono maturata. 
Per fortuna.

E così eccomi qui, tre anni dopo, a raccontarvi la mia vita da donna transessuale, un altro piccolo traguardo, un’altra piccola conquista: il cambio di nome, la sentenza del giudice, i nuovi documenti, la trafila negli uffici del comune, i mesi ad aspettare - impotente - in attesa. 
Che poi non sono mai stata brava ad attendere. 

Poi un giorno mia madre mi scrive un messaggio: "Non esisti più". Doveva farmi prescrivere le medicine dal medico, ma Enrico Scielzo non compariva più nel database, era scomparso. Un piccolo tuffo al cuore, una lacrima, un nuovo inizio. Per lo Stato italiano sono ufficialmente donna. 
Sono ufficialmente Enrica. 
Sono ufficialmente io.


Durante il mio corso di consulenza di immagine, ognuna di noi corsiste doveva essere analizzata dalle altre. Ci hanno fatto struccare tutte e metterci di fronte ad uno specchio enorme con luci abbaglianti, con i capelli tirati in dietro, la pelle nuda, indifese, inermi, nude e crude. Farmi vedere senza trucco mi fa sempre sentire così, più vulnerabile. Avevo già vissuto questa sensazione sul Cammino di Santiago, ma trovarti lì, di fronte ad altre dieci persone che ti studiano e scrutano ogni tuo minimo particolare, ogni tuo minimo difetto, è una prova di coraggio non da meno. Come mi sono seduta davanti allo specchio, però, le mie colleghe hanno incominciato a dirmi quanto fossi più bella struccata. E so che lo dicevano realmente, lo vedevo nei loro volti e lo sentivo nelle loro voci. Non era pura cortesia o frasi di circostanza o solidarietà femminile: loro mi vedevano bella, mi vedevano bella così com'ero, e questa cosa per me è stata una rivelazione così struggente da farmi venire le lacrime agli occhi. Perché dopo tanti anni di sacrifici, di lotte, dopo anni passati a sentirsi sbagliati, dopo tutti i dubbi, e le domande, le paure, le insicurezze, vi assicuro che trovarsi lì, davanti allo specchio, qualche giorno prima dei tuoi 31 anni, col viso struccato e arrossato, un’ombra di occhiaie e qualche ruga, guardarti allo specchio e vedere finalmente la donna che volevi essere - forse non proprio perfetta ma autentica, vera - e sapere che gli altri vedono in te la stessa cosa, ti sconquassa il cuore nella maniera più dolce possibile.

Magari alcune donne che nascono femmine biologicamente non si rendono neanche conto della loro fortuna: ti svegli e sei donna. Punto. Lo sei naturalmente, lo sei per i tuoi amici, per la tua famiglia, per il tuo compagno, per lo Stato, per quella allo sportello delle Poste, per il panettiere. 
Per noi ragazze transessuali non è così semplice e lineare: sappiamo di essere donne, ma noi ce lo dobbiamo conquistare con le unghie e con i denti, ed è una lotta continua, ogni giorno, anche per le cose più stupide, come il nome sulla carta d’identità. Qualcosa a cui nessuno verrebbe mai nemmeno di pensare, perché è una di quelle banalità che si danno per scontate - no? - che il nome sui tuoi documenti corrisponda a te. 
Invece per noi neanche le cose più ovvie non sono tali: noi ci dobbiamo guadagnare pure quello, dobbiamo andare in tribunale, aspettare mesi, sperare nella sentenza di un giudice. Il nome non ce lo danno i nostri genitori, ma una persona che nemmeno conosciamo.

Forse è per questo che diamo più valore al nostro io femminile, al nostro essere donna, al nostro corpo, al nostro aspetto più di tante altre: perché abbiamo la sensazione di essercelo guadagnato, di essercelo meritato. 
Persino il nome, la cosa più nostra, più naturale, più intima, più caratteristica e specifica che abbiamo. Ma siamo brave a non darlo a vedere, a non piangerci addosso, a non lamentarci, anzi, ad essere contente e ringraziare per ciò che abbiamo ottenuto, per ciò che abbiamo conquistato.


Dopo il mio intervento a Nemo - Nessuno Escluso ho letto tanti commenti su Internet, alcuni molto positivi, altri e stupidi e negativi che, anche se te li aspetti, ti buttano veramente giù e ti fanno venire lo sconforto nei confronti della razza umana. Commenti come “Gli piace solo prenderlo nel culo” dimostrano quanto possono essere squallidi gli esseri umani, “uomini” - se così si possono definire - che non hanno nemmeno il coraggio di metterci la faccia e tutto ciò che possono fare è solo commentare anonimamente dietro un computer. La cosa che più mi dispiace sono però i commenti di tante donne che mi hanno lasciato l'amaro in bocca: ho letto cose tipo “Uomini erano e uomini rimarranno”. Alla faccia degli esseri gentili e sensibili, ci si aspetterebbe un po’ di empatia e solidarietà in più. Ma d'altronde dopo il Congresso di Verona non mi stupisco più di niente. 

I sacrifici, i costi, il dolore ed il travaglio che una persona ha dovuto affrontare per raggiungere questo stato di grazia che - a prescindere da cosa crediate o meno  - sono sforzi invidiabili che la maggior parte le persone non applicano normalmente in ciò che fa. E se mi venite a dire “Nessuno ti ha obbligata”, è come dirlo a una madre che ammette che il parto è stato doloroso, perché cambiare sesso è un po’ questo in fondo: dare alla luce una nuova creatura.
Penso che in questa forza d’animo, in questa perseveranza, in questa costanza, in questa dedizione nel perseguire il proprio obiettivo e la propria felicità ci sia solo da imparare, e non perché sono trans, ma perché credo davvero che per fare quello che facciamo noi ci vuole un coraggio che non tutti hanno: per me essere trans non è un’onta, ma un motivo di orgoglio, perché ho preso in mano la mia vita e ne ho fatto quel che volevo. E non so in quanti possano dire lo stesso.

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A volte penso di aver sprecato la mia vita, i miei anni migliori, per vivere una esistenza che non era la mia. Non avrò ricordi o foto di me da bambina, non ho vissuto l’adolescenza di una ragazza, non ho potuto mettere un bel vestito lungo per i miei 18 anni o alla mia laurea, né potrò mai partorire un figlio.
Ho tentato il suicidio due volte quando ero più giovane per questo motivo, ma sono ancora qui. Evidentemente non era il mio tempo di andarmene. Forse dovevo essere qui, oggi, per raccontarvi queste cose, affinché nessuno che si trovi nella mia situazione, si senta più sbagliato. 

Non nego che a volte è difficile, che ti vien voglia di lasciar perdere, di mollare tutto, ma tra mille motivi per morire ne trovo sempre uno per vivere, e non viceversa: l’amore dei miei genitori. Il sorriso dei miei nipoti. Le mie sorelle, che mi hanno cresciuta come se fossi una di loro, senza mai rimproverarmi e senza mai chiedere. Gli orsetti gommosi alla frutta. L’odore della terra bagnata di pioggia. Il colore del mare. Un bel bagno caldo. Il mio cane quando si addormenta in grembo, e non sa cosa voglia dire il male. 

Le cose che ho realizzato da quando sono trans sono tante: ho smesso di fumare, ho fatto il Cammino di Santiago, ho avviato una mia attività, ho imparato a cucinare, a prendermi cura di me stessa, della mia casa, dei miei parenti; ho viaggiato, ho scoperto posti che amo, ho conosciuto persone che poi ho perso di vista, ho adottato un cucciolo, ho realizzato due grandissimi sogni, essere intervistata da Selvaggia Lucarelli e comparire su Elle
Ho fatto una diretta in prima serata su una tv nazionale, ho tenuto due conferenze all’Università di New York, ho seguito un corso di fotografia, ho ricominciato a studiare ed ho cominciato a insegnare, ho imparato a portare pazienza – anche se ancora non mi riesce benissimo – ad avere più fiducia in me stessa e in ciò che so fare, a lanciarmi, a rischiare, ad amare, ad amarmi. 
Ho fatto tante cose, quelle piccole cose che prima non facevo perché non credevo in me stessa e, a dirla tutta, di me nemmeno me ne importava più di tanto, perché non mi riconoscevano il mio corpo e sentivo di vivere una vita che non mi apparteneva. Ma sono sbocciata. Rinata. Mi sono inventata un nuovo mestiere, una nuova vita, una nuova identità. Il nome, però, è sempre quello. Quello che mi hanno dato i miei genitori, e che mi hanno chiesto di non cambiare: Enrica. 
Che prima odiavo, adesso comincia a piacermi: è insolito, regale, un po’ retrò. 
È me.

Diventare trans non è uno sfizio da togliersi, non è un capriccio né una voglia smodata di riempire un reggiseno, andare in giro con i tacchi o mettersi il rossetto. È un’esigenza viscerale, una conquista e una riconquista di se stessiÈ un mondo che ci appartiene da sempre, ma che forse non abbiamo mai avuto il coraggio di esplorare. Almeno, fino ad oggi.


Un ringraziamento sentito a Manuela Kalì, che ha fotografato Enrico 7 anni fa e adesso ha voluto fotografare me. 
Makeup by Alessandra Righi, styling by me. 

10 commenti:

  1. Enrica c'è sempre stata.
    Aveva solo bisogno di un po' più di tempo per poter sbocciare <3

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  2. Ciao, ti ho scoperta a Nemo e sono rimasto impressionato dal tuo coraggio ma anche dalla tua dolcezza.
    Vorrei scriverti una mail per chiederti dettagliatamente come hai capito di voler essere quella che sei :)
    Fino a qualche tempo fa pensavo di essere semplicemente gay, invece nell'ultimo periodo sento che c'è qualcosa di più ma non ho nessuno con cui potermi confrontare/confidare.
    Posso scriverti privatamente in modo da chiederti qualche dritta? Nell' attesa ti mando un grosso abbraccio :)

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  3. Grande storia e grandi risultati! Inoltre sei una persona molto carina! E ammiro la tua voce perfettamente femminile. Splendid.

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  4. Ciao Enrica. Grazie per questo post. Mi ha commossa e mi sono impedita di piangere solo perché ho passato in lacrime tutta la giornata di ieri.
    Io sono all'inizio del mio percorso di transizione: sto vedendo una psicologa, prendendo contatti con alcuni medici, sto cercando di farmi coraggio a iniziare a far scoprire ai miei che sono Lucia. È difficile. L'ho sognato per tutta una vita e ora che sono sul punto di volerlo e poterlo fare ma fa paura, o quasi. Sono molto legata al mio nuovo nome, che ho scelto a 12 anni... Eppure è molto diverso dal nome che mi diedero i miei: e so che loro sono innamorati del ragazzo che credono io sia, di quel nome che però per me è anche un po' fonte di dolore. Sto cercando di venire a patti col fatto che anche il mio vecchio nome sarà sempre parte di me, così come lo è il nuovo. E sto cercando di capire io stessa che la persona che voglio essere è "soltanto" la vera me, non un'altra ragazza a caso. Spero che quando avrò fatto pace io con questa idea sarò in grado di trasmetterla ai miei cari e a farli restare innamorati di me, di Lucia: come e più veramente di prima ❤️

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    1. Se i tuoi cari ti vogliono bene, e io non ho aklcun dubbio su questo, ti accetteranno in maniera incondizionata per quello che sei e per quello che vuoi essere. Magari ci sarà un po' da combattere, ma ogni conquista merita un po' di fatica e qualche rischio. Un caro saluto.

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  5. la storia commuovente, sei bravissima Enrica!

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  6. W La Vita,W La Voglia & La Forza & Coraggio Di Cambiare Sesso Ed Vivere La Propria Vita Da Urlo & Paura In Un Corpo Che Si Accetta Dopo La Transizione Ed Dopo il Cambio Di Sesso Ed il Cambio Di Genere.
    Essere Coraggiosi E'Davvero Una Cosa Non Da Poco,Anzi,Ci Vogliono Le Palle Da Dire Alla Propria Family Che Si Vuole Cambiare Sesso!.Cambiare Sesso E'Come Cambiare Casa!.Ciao Da Ore!

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  7. Dalle foto, sembri, come molte modelle o stiliste, una donna quasi irraggiungibile, o comunque difficilmente accessibile. Leggendoti, invece, le distanze si accorciano e ci si rende conto della tua grande sensibilità, vicinanza ed empatia.

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    1. Non avevo letto questo commento, hai scritto una cosa veramente molto bella, grazie :)

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  8. Di nulla, Enrica. A volte, molti uomini, al di là di quello che "millantano" all'esterno, cioè di essere "coloro che non devono chiedere mai" (come recitava a suo tempo la pubblicità di una nota marca di aftershave), sono molto intimoriti di fronte a donne particolarmente belle, affascinanti e sicure di sé. Ma, molto spesso, al di là della bellezza esterna c'è anche tanta sensibilità e semplicità interne, che rendono queste donne più vicine, meno "spaziali" e irraggiungibili. :)

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