sabato 18 novembre 2017

13 GOING ON 30 - VI RACCONTO I MIEI 30 ANNI - DIARIO DI UNA TRANS


13 GOING ON 30
VI RACCONTO I MIEI 30 ANNI

Scarpette di raso rosa confetto, coroncine da principessa, rose inglesi, glitter, bacchette magiche, boa di struzzo e palloncini: più che la festa di una donna di 30 anni sembrava quella di una ragazzina di 13; eppure era esattamente così che volevo festeggiare il mio compleanno, il mio primo compleanno “da ragazza”. 

Mi viene in mente il film con Jennifer Garner “Trent'anni in un secondo”, in Inglese “13 Going On 30” (“13 anni, quasi 30”) in cui una ragazzina di 13 anni insoddisfatta della sua vita desidera con tutta se stessa di diventare una trentenne sexy, bella, in carriera: è un po' la mia storia, solo che io non sono una ragazzina americana di qualche commedia hollywoodiana, ma ero un ragazzino con gli occhiali che amava leggere e si chiudeva in camera per stendersi sul pavimento ad ascoltare la musica, immaginando mondi nuovi e meravigliosi. Quel ragazzino timido che amava disegnare e leggere riviste di moda, e guardare quei cartoni giapponesi, dove le protagoniste con un amuleto magico si trasformavano in persone diverse, eroine sexy e bellissime con vestiti colorati, e desiderava essere come loro.

Ad ogni compleanno, quando soffiavo sulle candeline, desideravo essere come loro, di potermi trasformare, essere almeno per un giorno una principessa o una donna bellissima con uno stupendo vestito di paillettes fucsia.


A volte penso a tutte le vite che avrei potuto vivere: se non fossi andata all'università, se non mi fossi trasferita a Milano o se invece fossi rimasta al Londra. Se non avessi fatto la modella, se avessi saputo scegliermi meglio gli amici, se avessi detto addio, se non avessi fatto cazzate, se avessi avuto il coraggio di chiedere di restare, o se invece me ne fossi andata prima che fosse troppo tardi. Quante strade, quanti bivi, quante scelte non sempre giuste, mai facili. Eppure oggi sento di essere esattamente come volevo essere ed essere esattamente chi volevo essere.

Diventare trans mi ha permesso di vivere quell’adolescenza che non ho potuto godermi quando ero piccola, intrappolata in un corpo che non era il mio e vivendo una vita che non mi apparteneva. 
A 28 anni ho iniziato a scoprire la vera me stessa, il mio corpo, i miei limiti, i miei pregi e i miei difetti. Ho assunto una consapevolezza di me stessa che non ho mai avuto, e non so se sono gli ormoni o i trent’anni sotto la pelle che mi hanno portato a questo, ma adesso mi guardo allo specchio fiera di ciò che sono e di ciò che ho fatto. 

Mi piace essere una donna matura, sofisticata, elegante, coi fianchi grandi e i seni pieni, anche se a volte, dentro di me, mi sento ancora quella tredicenne con gli occhiali, seduta in disparte, che aspetta che qualcuno le chieda di ballare.
Ma ho imparato anche a celebrare me stessa, ed essere felice della mia parte più fragile e di quella più frivola, tra tante e bruttezze e tanti orrori di questo mondo io ho scelto di vivere di cose belle e che mi fanno stare bene, di circondarmi di persone positive, di indossare il mio vestito più bello e di celebrare la vita come se fosse la festa più bella a cui si è stati invitati. 


Se potessi incontrare la me stessa di 13 anni vorrei dirle che le cose non vanno sempre bene, ma non vanno sempre nemmeno male. 
Che bisogna rispettarsi per essere rispettati, e che tutti quei libri che ha letto l’hanno arricchita più di tante altre cose, anche se ancora non lo sa. 
Che la sua fragilità è la sua forza, che l’ amore è fatto di cose semplici, e che chi ti ama non ti fa del male.

Le direi che non si può piacere a tutti, tanto vale piacere a se stessi. 
Che i suoi dentoni con lo spazio in mezzo sono bellissimi, e che un giorno qualcuno si innamorerà delle sue fragilità e di quei suoi occhi scuri e grandi che guardano il mondo con un misto di determinazione e speranza. Che dentro di sé ha un mondo meraviglioso, e che lasciar perdere spesso non è un segno di debolezza, ma di intelligenza.

Se potessi incontrare la me stessa di 13 anni, le direi che ho capito che la mia famiglia è la cosa più importante che ho, la parte migliore di me, che il tempo passato con loro non è mai sprecato, e che a volte anche solo una chiamata o una parola che a noi non costa nulla può migliorare la giornata dei nostri genitori. Le insegnerei a non avere paura, perché se hai paura non farai mai niente nella vita, e a non vergognarsi di ballare e cantare a squarciagola, perché chi ti guarda male è solo infelice. Che essere buoni e gentili non paga sempre, anzi, non paga quasi mai, ma ti gratifica lo stesso più di ogni altra cosa. E le consiglierei di prendersi meno sul serio, e di prendere anche gli altri meno sul serio. 

Vorrei che la me stessa di 13 anni imparasse a seguire il suo istinto, che molto spesso ha più ragione di quanto non ne abbia lei. Vorrei sapesse che certe cose sono come un boomerang, e più le scagli lontano più tornano indietro con maggiore potenza. Che non è vero che il tempo guarisce tutto, certe cose non si dimenticano mai, però è vero che superi anche quello che ti sembra insuperabile. E che, allo stesso tempo, certe cose non cambiano mai, il che non è sempre un male, perché in questo mondo malato che va così veloce è bello sapere che certe cose rimangono un punto fermo.

Se potessi incontrare la me stessa di 13 anni, le direi che la vita ci mette di fronte a certi ostacoli solo per fati vedere quanto sei forte; e che ogni crepa nell’anima serve solo a far entrare più luce. Che dal dolore può nascere qualcosa di meraviglioso, come in un parto. Che l’amore muove il mondo, e che chi alza la voce è perché non ha niente da dire. 
Le direi che far sorridere una persona può cambiare la tua giornata, che l’educazione non passa mai di moda, e che la gentilezza salverà il mondo. 
Che saper scegliere è più importante di farsi scegliere, che se chiedi consiglio a una persona di cui ti fidi, poi devi seguirlo, che senza quegli errori commessi che pensi ti abbiano rovinato la vita, non saresti la persona che sei oggi.

Ma soprattutto, vorrei dirle che tutto ciò in cui lei credeva, io ci credo ancora. 


Se mi guardo indietro a questi trent’anni, vedo trent'anni in salita, trent'anni fatti di lotte, di sbagli, di scelte, di errori. Tutte strade sbagliate che mi hanno portato, alla fine, a trovare quella giusta.

Questi trent’anni me li sono guadagnati, non è che a 30 ci arrivi così, in un secondo, come nei film.

E allora io li voglio dedicare a tutti quei bambini che si chiudono in camera e sognano di diventare principesse.
A chi ruba i vestiti nell'armadio della sorella, a chi si trucca quando esce di casa o si prova le scarpe col tacco delle amiche, a chi crede ancora in un mondo gentile, a chi ama divertirsi, a chi ama il rosa, le paillettes, i giocattoli, le risate. 
A chi si sente sbagliato e a chi ha il coraggio di essere se stesso.
A chi ha perso la strada ma, con un po' di fortuna, si è ritrovato.
A chi ha imparato a prendersi poco sul serio, a chi ama i suoi kiletti in più, a chi è felice di quello che è e quello che ha. 

Questi trent’anni li dedico alla mia famiglia, che è la parte migliore di me. 
Ai miei genitori che non si sono mai risparmiati in nulla e hanno fatto sacrifici immensi solo per vedermi sorridere, senza mai chiedere nulla in cambio. 
Alle mie sorelle, che mi hanno insegnato ad essere donna e mi hanno fatto i regali più belli che potessi ricevere, i miei nipoti (e gli orecchini di perle). Non potrò mai essere madre, ma con loro ho potuto vivere in parte questa gioia. 
A chi ti vuole bene sul serio, a quelli che ci sono perché vogliono e non perché devono, e a quelli che guardano ancora fuori dal finestrino quando sono in treno. Li dedico a chi non sa mentire, a chi ancora arrossisce, a chi balla a piedi nudi, a chi non l'ha perso la speranza è che non perso il sorriso. 

I miei 30 anni li voglio dedicare a chi è diverso. A chi ama scrivere e a chi ama leggere. A Sofia, che ha perso tutto ma è ancora qui. A F., che ha paura di invecchiare. A chi non si risparmia mai e non si sente mai abbastanza. A chi si fa i regali da solo. A chi sa ancora emozionarsi, a quelli che sanno ancora ridere e soprattutto a quelli che sanno ancora piangere. A chi è ancora capace di stupirsi di fronte ai fuochi d’artificio e a chi cammina col naso in su per guardare le stelle. A tutte le mie amiche guerriere che ogni giorno combattono battaglie diverse, ma sempre con la stessa tenacia. 
A chi riesce a rallegrare l’ambiente con una sola risata. 
A chi ama stare a casa e a chi vive lontano da casa. 
A chi sa perdonare e a chi sa dire basta. 
A chi crede nell’amore. 
A chi è gentile. 
A chi non si è arreso.

Ma soprattutto, questi 30 anni li voglio dedicare a tutte le eroine di quei cartoni animati che mi hanno insegnato a sognare, a tutte le donne che mi hanno ispirata ad essere quella che sono oggi, e perché no, anche a me stessa di 13 anni, che non ha mai smesso di sperare e oggi può dire che quel desiderio che ha espresso mentre spegneva le candeline si è avverato.

Il regalo più bello me lo sono fatta da sola, ed è la mia felicità.



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9 commenti:

  1. Tanti auguri!! Ti auguro una vita davvero felice e piena di serenità. Sono quella che ti aveva commentato "dell'animale esotico" xD ricordi? . Scrivi benissimo e hai una profondità commovente , quanto ancotaspetteranno per farti lavorare in un giornale!?!?.
    " li dedico a chi non si è arreso" struggente.

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  2. Enrica mi sono commossa a leggere le tue parole. Le ho sentite mie dalla prima all'ultima. Anche io ero un bambino che sognava di essere una principessa. Invece delle paillettes sognavo un vestito con una gonna plissettata e leggevo riviste femminili di nascosto. Ti adoro e ti ammiro per quello che sei diventata. Una donna splendida dentro e fuori che spero in giorno di poter conoscere per diventare amiche. Ti voglio bene. Ilaria

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    1. Non sai quanto mi abbiano fatta emozionare le tue parole... grazie di cuore! ❤

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  3. Ho visto quel film e lo adoro!!!!
    Un post davvero intenso, buon compleanno!!!!!
    baciii
    Chiara - http://shesinfashionblog.com

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  4. Tanti tanti auguri! <3
    (e il rosa è anche il mio colore preferito, ecco...il colore più frainteso del mondo...almeno in questa parte di mondo)

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